Da tempo ormai, tanto il governo quanto la maggioranza dei cittadini associavano mentalmente le sovvenzioni ai trasporti pubblici con la negazione della libertà individuale. I vari servizi subivano sue regolari collassi giornalieri nelle ore di punta ed era opinione di Stephen che si impiegasse meno tempo a raggiungere Whitehall a piedi che prendendo un taxi. Era fine maggio, da poco passate le nove e mezza e la temperatura sfiorava già i 25. Stephen si diresse sul Vauxahall Bridge superando doppie e triple file di vibranti automobili intrappolate, ciascuna abilitata da un conducente solitario. Data la situazione, il perseguimento della libertà era più rassegnato che entusiastico. Dita inanellate tamburellavano con pazienza su roventi tettucci metallici, gomiti di camicie bianchissimi spuntavano da finestrini abbassati. Qualcuno teneva il giornale aperto sul volante. Stephen attraversava spedito la folla facendosi largo tra le chiacchiere da autoradio: single pubblicitarie, energetici disc-jockey da primo mattino, notiziari flash, bollettini sulle condizioni del traffico. I guidatori non impegnati nella lettura prestavano a tutto ciò un ascolto indifferente. L’avanzare regolare e compatto della folla sui marciapiedi doveva comunicare loro un senso di moto relativo, come una lenta deriva all’indietro.
note:
Bambini nel tempo, Ian McEwan (1987)
(Einaudi Tascabili 1992), 215 pagg.
traduzione di: Susanna Basso - titolo originale: Child In Time
24 settembre 2017
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