13 novembre 2014

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E' appena stato qui il dottore. Adesso mi ci raccapezzo, finalmente! Ha un po' menato il can per l'aia, ma alla fine non ha potuto fare a meno di dire come stanno le cose. Sì: presto, molto presto, morrò. Si sgelano i fiumi; ed è probabile che, assieme all'ultima neve, mi squaglierò anch'io partendo...per dove? Lo sa il Signore! Per il mare, anch'io. Be', e con ciò? Morire per morire, tanto vale farlo in primavera. Non e' risibile, però, cominciare un diario a, forse, un paio di settimane dalla fine? Ma, in fondo, che c'e' di male? Quale differenza vuoi che corra fra questi e altri quattordici giorni o quattordici secoli? Tutto è inezia -dicono- al cospetto dell'eternità; d'accordo: ma in questo caso anche l'eternità è un'inezia. Mi sto perdendo in elucubrazioni, a quanto pare: brutto segno, non è che avrò paura? Meglio mettersi a raccontare qualcosa.

note: Diario di un uomo superfluo, Ivan S. Turgenev (1850)
(Voland, Roma, 2010, 86 pagg., traduzione di Alessandro Niero)

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